Qual’è il cibo migliore per la pratica dello Yoga

 

 

Cibo e yoga

 

Quali sono le linee guida del regime alimentare legate alla pratica dello yoga?

 

LA SCELTA DEL CIBO

La scelta del cibo, secondo la scienza dello yoga, viene fatta in base a quattro principali fattori:

1 – La qualità “vibrazionale” degli alimenti.

L’ energia vitale che continuamente fluisce attraverso tutto ciò che è animato, si esprime secondo tre fattori (guna) che gli antichi yogi hanno così classificato:

  • Sattva: fluire armonioso e regolare dell’energia;
  • Rajas: fluire agitato e disordinato dell’energia;
  • Tamas: fase statica dell’energia, inerzia.

Ogni alimento, come qualsiasi cosa che troviamo nel nostro mondo, è caratterizzato da una proporzione diversa di questi tre fattori: troviamo infatti alcuni alimenti con una forte caratteristica “rajasica” che li rende eccitanti, altri cibi hanno una forte componente “tamasica” che rendono la mente tenebrosa e il corpo poco sinuoso. Queste caratteristiche sono tipiche di un sistema PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologico) poco ‘rilassato’.

Il cibo giusto per lo yogi è perciò quello “sattvico”, che procura energia buona e di alta qualità al corpo e alla mente tanto da favorire, in modo considerevole, la meditazione e la pratica dello yoga.

Nello specifico possiamo così classificare i cibi nei tre diversi fattori:

  • Cibo sattvico: cereali, frutta, frutta secca, verdure, alghe, legumi, il latte e latticini, spezie leggere, semi, zucchero, miele, sale, thè di erbe e infine le medicine omeopatiche e naturopatiche;
  • Cibo rajasico: spezie forti, caffè e thè nero, bevande gasate e dolcificate, cioccolata, e medicine allopatiche;
  • Cibo tamasico: carne e derivati, pesce e frutti di mare, uova, aglio, cipolle, porri, funghi, alchool, tabacco, droghe, formaggi piccanti, cibi non freschi o in decomposizione.

Il cibo rajasico può diventare sattvico in quei luoghi dove la temperatura scende sotto lo zero, mentre il cibo sattvico diventa tamasico se ingerito in eccessive quantità.

Per chi segue una dieta mediterranea è una vera propria sorpresa sapere che aglio e cipolla siano alimenti tamasici, ma la spiegazione è chiara: l’aglio agita la mente (ma può essere un buon antibiotico se non lo usiamo mai nella dieta) mentre la cipolla tende a deprimere e rendere la mente cupa (ma può essere un lassativo potente, infatti irritando le pareti del colon stimola l’evacuazione).

2 –  Il concetto di vita.

Partiamo dal presupposto che dalla vita nasce vita, perciò un alimento sano porterà energia vitale a chi lo assume; ecco che uno yogi non mangerà mai un alimento ‘morto’: la carne e i suoi derivati, il pesce e tutti i “frutti” di mare sono alimenti che arrivano morti nel nostro piatto.

Il nostro corpo, da questi alimenti, si limiterà ad assimilare le sostanze nutrienti ma non l’energia vitale, proprio perché inesistente in un corpo morto da tempo.

3 – I principi etici dello yoga.

Uno yogi ha l’obiettivo di conseguire la pace praticando la ‘non violenza’. Secondo il Tantra anche le piante e gli animali hanno una coscienza, perciò andrebbe sacrificata la forma di coscienza meno sviluppata.

Perciò, prima di togliere la vita a un animale per cibarsene, sarebbe bene domandarsi se è così indispensabile e se esiste un’alternativa. La soluzione starebbe proprio nel mangiare frutta e verdura, perché questi alimenti non comportano l’uccisione di nessuno e si diminuirebbe notevolmente l’impatto sulla natura.

4 – La natura dell’apparato digerente dell’uomo.

Se mettiamo a confronto le caratteristiche fisiche e fisiologiche dell’uomo con quelle dei mammiferi carnivori ed erbivori, arriveremmo alla conclusione che l’uomo non è carnivoro, e adesso spieghiamo il perché.

L’intestino degli animali carnivori è molto corto, a differenza dello stomaco di tali animali che è molto grosso.

Nello specifico: la carne entra più velocemente in uno stato di putrefazione, pertanto deve essere digerita bene (stomaco grosso) ed espulsa velocemente dall’organismo (intestino corto).

Al contrario l’uomo ha uno stomaco molto più piccolo rispetto a quello degli animali carnivori e un intestino molto lungo come gli animali erbivori, quindi la carne nel nostro organismo non ha il tempo sufficiente per essere digerita completamente e rimane nell’intestino a lungo andando in putrefazione.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la composizione dei denti, dei succhi gastrici e della saliva degli animali.

La struttura dell’apparato digerente dell’uomo, le sue ghiandole salivari, la sua pelle porosa ed i suoi succhi gastrici sono uguali a quelli degli animali erbivori, perciò possiamo dedurre che l’uomo non è un carnivoro.

Una volta capiti questi concetti fondamentali è più ragionevole scegliere di cosa cibarsi.

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